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I filosofi di questo capitolo.

Carneade  (219-129 avanti Cristo).  Nacque a  Cirene  e  mor  ad
Atene. Fu alla direzione dell'Accademia e polemizz contro tutte le
posizioni dogmatiche. Nel 155 fece un viaggio a Roma dove tenne  un
celebre discorso davanti al Senato, in cui mise in evidenza come la
giustizia  di Roma si fondasse sulla potenza militare.  Non  lasci
nulla   di  scritto;  sul  suo  pensiero  si  hanno  le  importanti
testimonianze di Cicerone e di Sesto Empirico.

Cicerone  (106-43 avanti Cristo).  Nato ad Arpino, mor  a  Gaeta
per  mano  dei  sicari  di Marco Antonio. Eletto  console  nel  63,
smascher  la  congiura di Catilina. Sostenitore  di  Pompeo  nella
lotta  contro  Cesare,  dopo le sconfitte dei  pompeiani,  prima  a
Farsalo  e  quindi  a Munda, si ritir dalla vita  politica  e,  in
questo  periodo  di "ozio" forzato, scrisse gran  parte  delle  sue
opere  filosofiche. Dopo la morte di Cesare condusse  una  violenta
battaglia  politica contro Marco Antonio, bersaglio di  quattordici
orazioni  (le  Filippiche).  Fu editore  del  De  rerum  natura  di
Lucrezio.
Gli  scritti retorico-filosofici di Cicerone (in parentesi la  data
di  composizione): De inventione rhetorica (80), De  oratore  libri
tres  (55), De re publica (54-51), De legibus (53-51), Brutus o  De
claris oratoribus (46),

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De optimo genere oratorum (46), Paradoxa stoicorum (46), Hortensius
(46-45),  De  partitione  oratoria  (45),  Academica  priora  (45),
Academica  posteriora  (45), De finibus bonorum  et  malorum  libri
quinque  (45),  Tusculanae disputationes  libri  quinque  (45),  De
natura  deorum libri tres (45-44), De senectute o Cato  maior  (45-
44),  De  divinatione  libri duo (44), De  fato  (44),  Laelius  de
amicitia (44), Topica (44), De officiis libri tres (44).

Lucrezio (vedi capitolo Sette).

Orazio (65-8 avanti Cristo).  Quinto Orazio Flacco, figlio di  un
ex  schiavo, fu fatto studiare dal padre a Roma e ad Atene. Nel  42
combatt  a  Filippi dalla parte dei congiurati  di  Cesare  contro
Antonio  e  Ottaviano, ma in seguito celebr  (Carme  secolare)  la
grandezza di Ottaviano diventato Augusto. Fu amico di Virgilio e di
Mecenate.
Le opere di Orazio: Satire, Odi, Epodi, Epistole (tra queste ultime
da ricordare l'Ars poetica).

Panezio di Rodi (185-110 circa avanti Cristo).  Nato a Rodi, mor
ad Atene. Fra il 145 e il 130 visse a Roma e partecip all'attivit
del  Circolo  degli  Scipioni. Tornato ad Atene  nel  129,  gli  fu
affidata  la  direzione  della scuola stoica,  della  quale  mitig
l'antico  rigore  sistematico. Panezio   considerato  l'iniziatore
dello  stoicismo "di mezzo" (Media Sto). Delle sue numerose  opere
ci  sono rimasti solo frammenti, ricavabili soprattutto da Cicerone
che ne sub una forte influenza.
Le   opere  di  Panezio:  Sul  dovere,  Sulla  provvidenza,   Sulla
tranquillit  dell'animo, Sul governo, Sulle scelte, Di  Socrate  e
dei socratici, Lettera a Q. Elio Tuberone.

Polibio  (200 circa-120 circa avanti Cristo).  Non  un  filosofo
in  senso  stretto,  ma  il massimo storico  dell'et  ellenistica.
Acerrimo  nemico di Roma e strenuo difensore della Macedonia,  dopo
la  battaglia di Pidna (168) fu inviato a Roma con i mille  ostaggi
richiesti  dal  console Emilio Paolo. Entrato in  contatto  con  il
Circolo   degli  Scipioni,  segu  l'Emiliano  nelle  sue  campagne
militari  e  nei suoi viaggi e scrisse, in greco, la  storia  della
grandezza di Roma (le Storie, in quaranta libri).

Posidonio  (135-50  circa avanti Cristo).   Nato  ad  Apamea,  in
Siria,  mor  a  Rodi.  Ad Atene segu l'insegnamento  di  Panezio,
quindi  fond  egli  stesso  una scuola  a  Rodi,  dove  ebbe  come
discepoli  Pompeo  e  Cicerone. Delle ventitr opere  attribuitegli
restano solo pochi frammenti.

Seneca  (4  avanti  Cristo-65 dopo Cristo).  Lucio  Anneo  Seneca
nacque  a  Cordoba, in Spagna, e mor a Roma. Ebbe  una  formazione
filosofica neopitagorica e stoica. Partecip attivamente alla  vita
politica e fu precettore di Nerone; quando questi, nel 54,  divenne
imperatore,   Seneca   ne  fu  stretto  collaboratore   e   massimo
consigliere. Sospettato, nel 62, di aver preso parte a una congiura
ordita ai danni dell'imperatore e persa la fiducia di quest'ultimo,
Seneca  si ritir dall'attivit politica. Tre anni pi tardi Nerone
gli ordin di suicidarsi. La morte di Seneca, avvenuta serenamente,
secondo  i  dettami della dottrina stoica,  narrata dallo  storico
Tacito negli Annali (quindicesimo, 60-64). Delle sue opere ci  sono
rimasti:  due trattati (il De beneficiis, in cui esamina  i  doveri
reciproci della beneficenza e della gratitudine, e il De clementia,
in cui si invita Nerone a esercitare il potere con moderazione);  i
Dialoghi   (dieci   brevi  trattati  di  argomento  prevalentemente
morale);  le  Naturales  quaestiones (sette  libri  sui  principali
fenomeni atmosferici); le centoventiquattro Lettere a Lucilio; nove
tragedie.

